Armati e disarmati
Pistole per la sicurezza
Non è noto a tutti che la Svizzera dispone di un esercito attrezzato ed efficiente. Sono 126mila militari, di cui 5mila ufficiali, 20mila sottufficiali e 20mila reclute. 80mila sono i componenti della riserva e le donne arruolate sono mille e trecento.
Le forze armate svizzere hanno tre compiti: sicurezza del territorio e difesa, sostegno in caso di necessita a favore della popolazione, missioni di pace.
Da tempo l’Italia è un Paese provinciale, che poco osserva i nostri vicini europei. La politica italiana, poi, ignora quasi del tutto le condizioni di vita all’estero.
Gli svizzeri, negli ultimi anni, hanno vissuto una sensibile ondata anti immigrazione, ma in ogni caso sono un luogo nel quale il fenomeno è stato importante. Nelle ultime elezioni dell’autunno scorso, la Svizzera chiamata alle urne ha visto sorgere la stella politica di Christoph Blocher, leader dell’Udc, il partito popolare elvetico, che ha conquistato il 29 per cento dei consensi ottenendo 62 consiglieri nazionali. Blocher si era presentato con un programma particolarmente polemico sul tema dell’immigrazione, non nascondendo il timore per il continuo arrivo di stranieri, in particolare dall’Africa e dell’est europeo, venendo accusato di xenofobia.
Eppure, mentre in Italia è continuo il riferimento al pericolo, alla paura, all’emergenza, oltre le Alpi le cose vanno diversamente.
Tra la popolazione il sentimento di sicurezza rimane alto, così come il sostegno alla neutralità e l’ottimismo sul futuro del paese. Gli svizzeri, però, su due cose sono scettici: sull’acquisto di nuovi aerei da combattimento, mentre cresce il numero di coloro che non vogliono che l’arma di ordinanza sia custodita a domicilio. In svizzera i cittadini sono ‘in servizio militare permanente’, perchè l’esercito è organizzato come una milizia, per cui l’arma di ordinanza viene conservata a casa.
Il fatto emerge dal sondaggio annuale sulla sicurezza, relativo al 2008, realizzato dal Politecnico di Zurigo.
Dalla prima rilevazione, compiuta 20 anni orsono, ad oggi il sostegno alle armi di ordinanza a domicilio è in costante calo ed è passato dal 57 per cento del 1989 al 46 del 2004 fino al 34 odierno. L’opposizione maggiore viene dalle donne e dai giovani. Rispetto a quattro anni orsono “si rileva un netto cambiamento di opinione tanto tra i giovani quanto tra le generazioni più anziane”, annotano gli autori della ricerca.
Su questo tema i cittadini avranno certamente l’ultima parola, visto che lo scorso anno è stata lanciata un’iniziativa popolare che chiede il deposito di pistole e fucili negli arsenali.
La notizia fa riflettere, perchè dimostra come i temi della sicurezza e dell’immigrazione siano distanti tra loro. Al contrario di quanto avviene nel nostro paese, dove sempre più spesso si sentono forze politiche favorevoli alla diffusine delle armi per scopi di difesa personale.
Guardarsi intorno è sempre utile.


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