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Al lupo, al lupo!

Autore: . Data: venerdì, 22 agosto 2008Commenti (0)

Grandi discussioni sui giornali e in televisione sul ‘pericolo autoritario’. Fioccano i divieti, sembriamo in balia di orde barbariche, si chiedono ‘scelte forti’. Eppure le cose stanno in un altro modo.

“Se introduciamo la politica nel Consiglio superiore della Magistratura rischiamo di richiamarci ad un modello autoritario, ovverosia quello fascista, dove la magistratura non è indipendente dal potere politico e quindi non tutti i cittadini sono garantiti allo stesso modo”. A parlare è Giuseppe Cascini, segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati(Anm).

Il giudice continua: “Non dobbiamo dimenticare che il sistema giudiziario attuale, che garantisce l’autonomia della magistratura è stato scritto sulla base delle vicende storiche del ’48. I giudici in passato obbedivano al governo fascista. La scelta di una magistratura indipendente”.

Dopo le considerazioni di Famiglia Cristiana e gli allarmi di alcuni intellettuali è la volta dell’Anm. La svolta autoritaria che il governo Berlusconi vuole imporre al Paese suscita sempre più preoccupazioni.

Il tentativo di costruire un’Italia del manovratore parte da lontano. Il primo stadio dell’operazione è stata l’emergenza criminalità. Nella campagna elettorale sembrava di essere in ’1997, fuga da New York’. Poi è esplosa la questione zingari, gli stranieri sono stati descritti come unni, invasivi come le cavallette, i rumeni sembravano stupratori incalliti, l’esercito doveva presidiare le città e ai sindaci sono stati affidati poteri speciali.

Adesso, per mistero, sembra essere tutto più calmo e il presidente del Consiglio può passare al suo argomento preferito, il sistema giudiziario. Per la verità alcune cose sono state già fatte. L’impunibilità durante il mandato per le tre più alte cariche dello stato (tra le quali c’è il primo ministro), il reato di ‘clandestinità’, le impronte digitali per chiunque chieda un documento di identità dal 2010.

Berlusconi è pronto per varare la riforma della Giustizia e dice che vuole “mettere in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone: separazione dell’ordine degli avvocati dell’accusa dall’ordine dei magistrati, indirizzo dell’azione penale superando l’attuale ipocrisia della finta obbligatorietà, criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati”.

Gli risponde con una dichiarazione molto dura il pm della Direzione distrettuale antimafia, Antonio Ingroia: “Forse il presidente  non ha ben chiare quali fossero le idee di Falcone, visto che Giovanni non ha parlato mai di avvocati dell’accusa per indicare i pm, essendo anche lui un pm di riconosciuto equilibrio, nè la necessità di un indirizzo dell’azione penale”.

Cerchiamo di vedere, però, se davvero esiste una emergenza criminalità in Italia.

Dal giugno 2007, nelle grandi città italiane, i furti e le rapine sono diminuiti, come gli omicidi. Gli stupri, almeno, non aumentano.

Secondo i dati diffusi dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dopo la riunione del Comitato nazionale per l’ordine pubblico e la sicurezza svolta a Ferragosto, nei primi sei mesi del 2008 la flessione cominciata nel giugno del 2007 continua e si attesta al 10 per cento.

Come mai i giornali non se ne sono accorti?

Nella provincia di Milano i furti erano 98mila nel primo semestre 2007, 90mila nel secondo semestre, 85mila nel primo 2008. A Roma i furti erano 87mila, poi 75mila e, i quindi 61mila. Dati omogenei.

A Napoli la prefettura non ha diffuso dati approfonditi, ma solo le percentuali. I furti erano aumentati quasi del 5 per cento nel primo semestre 2007, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma nel primo semestre 2008, in confronto all’anno precedente c’è una flessione del 10 per cento. Gli scippi sono diminuiti nel 2008 del 31 per cento, mentre le rapine nel primo semestre 2007, se paragonate con l’analogo periodo del 2006, sono scese del 3,8 per cento e quest’anno  ancora diminuite del 23,11.

A Roma i furti in abitazione erano 3.530 nel primo semestre 2007, saliti a 3.729 nel secondo semestre dello scorso anno per scendere quest’anno a 2.824, con un calo del 24,2 per cento. Stessa cosa a Milano. Erano 2.558 nel primo semenstre, 2.943 nel secondo, 2637 nei sei mesi del 2008. Nel campo ‘rapine’, nella capitale erano 2.299, poi 2.127 infine 1.842 del 2008. Nella provincia di Milano rimangono più o meno stabili: 2.852, 2.863, 2.919). Però il dato globale dei furti mostra riduzioni sensibili.

Ancora qualche nuumero. Nella provincia di Napoli i reati erano 65.022 nei primi sei mesi del 2005, cresciuti a 70.713, 75.705, 76.094 nei semestri successivi, ma diminuiti costantemente primo semestre 2007.
Nella provincia Milano eguale tendenza: primi sei mesi del 2005 erano 131.263, poi 142.472, 150.128 e 160.851- Ma dal 2007 cominciano a diminuire. A Roma e provincia i dati sono confermati. Da 123.133 nel 2005, saliti a 130.144, a 142.722 fino ai 146.615. Dal 2007 in flessione.

Se si va indietro con la memoria si nota che nel 2007 era al governo il centro-sinistra, indicato come responsabile di tutti i mali, compreso quello dell’aumento della criminalità. Eppure i dati dimostrano come, dopo i ‘Patti per la sicurezza”, varati dal ministro dell’Interno era Giuliano Amato, i delitti sono diminuiti.

Ci sono anche aree critiche. Gli stupri rimangono stabili. Circa un centinaio ogni sei mesi a Roma, di più a Milano. Tuttavia, per sfatare il ‘mostro’ straniero si deve rilevare che le violenze sessuali sono in grandissima parte consumante in ambito familiare.

Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha dichiarato: “I dati sono globalmente positivi e ci attendiamo un’ulteriore tendenza in questo senso. E’ il risultato del successo dell’attività di prevenzione delle forze di Polizia”.

Alessandro Pansa, prefetto a Napoli, aggiunge: “I reati predatori sono diminuiti parecchio, ma la percezione di sicurezza è rimasta del tutto negativa. In settembre vareremo un progetto specifico elaborato a Napoli. Le statistiche della sicurezza possono raccontare tutte le migliori tendenze in atto, ma se i cittadini hanno una percezione negativa è come se il lavoro fosse stato fatto a metà”.

C’è da domandarsi quale sia il ruolo dell’informazione nella ‘percezione di pericolo’ che ha invaso il Paese. E quale uso ne abbia fatto il governo. Le considerazioni, però, le lasciamo ai lettori.

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