Volare, oh, oh.
Ancora il gossip al posto dei fatti. La crisi dell’Alitalia e le notizie confuse, le contraddizioni, la memoria corta del mondo politico e sindacale. Mentre migliaia di lavoratori non hanno idea del futuro.
In queste ore si fa un gran parlare di Alitalia. Come per tutte le trattative, sarà utile riepilogare i termini, più o meno certi, della trattativa fallita con Air France-KLM.
La compagnia franco-olandese, secondo alcuni documenti ufficiali, avrebbe “acquisto il cento per cento
della compagnia italiana attraverso lo scambio di azioni”.
Il piano avrebbe previsto anche l’acquisto del cento per cento delle obbligazioni convertibili di Alitalia e un investimento “immediato” di “almeno 750 milioni di euro” attraverso un aumento di capitale aperto a tutti gli azionisti e garantito da Air France-KLM.
La strategia di risanamento e di rilancio non avrebbe comportato una riduzione del personale diversa da quella prevista dal piano messo a punto all’epoca da Alitalia, ovvero circa 2100 dipendenti licenziati, prepensionati o ricollocati in vario modo in altre aziende.
Il rinnovo della flotta di Alitalia era “la prima priorità di Air France-KLM”. “Per sostenere Alitalia nel suo risanamento e destinato a farle ritrovare la sua posizione e le sue quote di mercato naturali”, il progetto Air France-KLM prevedeva di sostituire interamente le sue flotte di MD 80 a breve e medio raggio e dei Boeing 767 a lungo raggio.
Il presidente della compagnia aerea franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta, ritenne inaccettabile un accordo in assenza di un dialogo coi sindacati dei lavoratori.
L’intesa avrebbe prodotto l’integrazione delle attività cargo Alitalia con quelle di Air France-KLM, mantenendo marchio e base operativa: si sarebbe rafforzata la posizione di primo operatore a livello mondiale e sarebbe diventato il primo anche sul mercato italiano.
L’ipotesi prevedeva l’offerta di trasferire ad Air France sessanta piloti l’anno nel triennio 2008-2010, riducendo così il numero complessivo degli esuberi.
C’era, inoltre, il problema dell’Az Servizi, solo in parte compreso nell’offerta di acquisizione di Air France-Klm. Spinetta fece ai sindacati la proposta “di considerare insieme se non sarebbe più logico, per quanto riguarda l’hub di Roma Fiumicino, la reinternalizzazione di tutte le attività di handling”. In parole semplici, far rientrare in Alitalia i lavoratori impiegati nella società appaltatrice per i servizi di assistenza ai voli. Per il presidente era “una soluzione per ampliare il numero dei lavoratori e dei servizi compresi nel perimetro dell’offerta di acquisizione – aggiungendo – ho detto che in Az Fly abbiamo 1600 esuberi, più 500 in Az Service, ma siamo disponibili ad assumere del personale su Fiumicino”.
Per quanto riguarda Az service va ricordato che era stata creata perchè era una delle condizioni fissate da Bruxelles per l’autorizzazione all’aumento di capitale di un miliardo di euro di qualche anno fa. L’ente pubblico Fintecna doveva avere la maggioranza di capitale.
Spinetta disse: “E’ una situazione quindi che non abbiamo creato noi. Siamo giunti alla conclusione che era
possibile reinternalizzare 3.330 persone sulle 7.400 persone che fanno capo ad Az service. Sulle persone che rimarranno in Fintecna solo 500 possiamo considerarli degli esuberi. Il numero di esuberi totali Az fly+Az service, depurato delle assunzioni su Fiumicino, sarà quindi inferiore a 2000. Su richiesta di Prato (all’epoca presidente e amministratore delegato di Alitalia, ndr) i vincoli contrattuali con Az Servizi sarebbero rinnovati per 8 anni”.
Il Presidente di Air France-KLM sull’argomento cargo sostenne: “Questa attività perde un terzo del fatturato e mantenerla non è possibile. E come se mettessimo una palla al piede della compagnia. La flotta passeggeri dell’Alitalia avrà una riduzione di 37 aerei passeggeri e quindi passerà da 174 a 137 mentre per il cargo il nostro piano propone una moratoria di due anni per tre aerei”
Poi Spinetta ricordò ai sindacati: “Perché si possa usufruire della cassa integrazione è necessario che ci sia un accordo maggioritario tra le principali sigle sindacali e la compagnia. La data del 31 marzo per la fine delle trattative ci è stata chiesta dal dottor Prato perché la situazione della compagnia diventa sempre peggiore più passa il tempo”.
Era tempo di elezioni e il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, affermò in un’intervista il 19 marzo 2008 al TG5: “Io dico che se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti con un’offerta ed un progetto industriale per evitare una fine così ingloriosa della nostra Compagnia di bandiera”. Quindi aggiunse: “Ricordo che c’è in gioco anche Malpensa. Io credo che la vicenda sia stata portata avanti in modo dilettantistico. Prima c’è stata un’asta opaca, poi la trattativa solo con Air France che francamente credo sia irricevibile”.
Il governo dell’epoca, di centro-sinistra, guidato da Romano Prodi, al contrario, era fortemente favorevole ad una conclusione positiva della trattativa.
L’inedita convergenza Berlusconi-sindacati portò al ritiro di Air France-KLM ed al fallineto dell’operazione.
Veniamo ora alle indiscrezioni sulla cordata voluta dal Cavaliere, quella del “io amo l’Italia, volo Alitalia”. Il piano dell’advisor Intesa Sanpaolo.
I partecipanti al ‘salvataggio’ e azionisti di una “newco” sarebbero Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia, Aponte, Fossati e banche d’affari come Morgan Stanley e Nomura, la stessa Banca Intesa. Possibile anche un coinvolgimento del patron di Air One Carlo Toto, ma il suo ruolo rimane poco chiaro.
L’ipotesi è legata ad una condizione, la nascita di una nuova società, la salvifica “newco”, nella quale
entrerebbe la parte buona della compagnia aerea, con gli slot, gli aerei, ma non i debiti né gli esuberi, che sarebbero almeno 5-6mila.
Già questi due elementi lasciano perplessi. Secondo la strategia di Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo e ideatore del piano, il debito di Alitalia ricadrà sulle spalle degli italiani, perchè gli imprenditori interessati all’acquisizione nessuna intenzione hanno di accollarseli.
Nel caso Air France-KLM i debiti sarebbero stati acquisiti dalla compagnia franco-olandese. Gli esuberi, che complessivamente erano 2100 nel piano di Spinetta, diventerebbero 5000 in quello Passera, nella migliore delle ipotesi.
Ancora altri interrogativi. Secondo la ‘Reuters’, autorevole agenzia di stampa inglese, la procedura disegnata prevederebbe “il commissariamento attraverso la revisione della legge Marzano. Seguirebbero la vendita e lo spacchettamento di attività, la loro suddivisione fra asset utili e inutili, l’abbandono dei secondi e il rilancio dei primi con la costituzione di una nuova società di volo. In questa entrerebbero nuovi soci privati e verrebbe fusa anche la parte fly di AirOne (la compagnia di Carlo Toto); la compagnia agirebbe solo con aerei in leasing, dopo aver venduto tutto il vendibile, ad esempio il cargo. La flotta però non arriverebbe a 180 aerei, una trentina in meno della somma aritmetica delle due compagnie”.
Uno dei presunti partecipanti all’acquisizione di Alitalia, Gilberto Benetton, presidente di Edizione Holding, in una intervista al Sole 24 ore, ha dichiarato: “La nostra famiglia crede nel Paese e per questo abbiamo investito in Italia e in aziende italiane…non significa che i Benetton siano disponibili a partecipare al buio a una cordata per il salvataggio di Alitalia.. In via di principio riteniamo di poter dare il nostro contributo al rilancio della compagnia di bandiera, ma non abbiamo ancora visto un piano industriale, dei numeri o una proposta concreta da Intesa Sanpaolo. Non solo: non è pensabile che il piano abbia successo senza la presenza di un partner internazionale disposto a intervenire subito, non tra un anno o due”.
Secondo Eugenio Scalfari, l’Air One di Toto al momento avrebbe “debiti che ammontano ad oltre un miliardo di euro”.
Descrivendo il piano ai parlamentari del Pdl in una cena, il Presidente del Consiglio avrebbe detto: “I sindacati non mettano il bastone fra le ruote o salta tutto. I cinquemila esuberi verranno attutiti da alcune misure. Ci saranno degli scivoli, dei prepensionamenti, degli ammortizzatori sociali. Ci sono i soldi, c’è il piano, c’è la soluzione. Non si potranno tenere tutti i dipendenti, ma è l’unica operazione che si può fare”.
Durante la campagna elettorale la vicenda Alitalia fu utilizzata per suggerire
all’opinione pubblica un ennesimo esempio della fragilità del governo di centro-sinistra. Le dichiarazioni del premier erano chiare ed inequivocabili, come abbiamo riportato, e prevedevano una soluzione ‘italiana’ che avrebbe non solo conservato la compagnia di bandiera in mani nazionali, ma anche evitato licenziamenti e il ridimensionamento dell’Alitalia.
Il leader della Cisl, Raffale Bonanni, in questi giorni, insiste nel sostenere che “il vecchio piano Air France prevedeva 6.700 esuberi e non i 2.100 di cui è restata memoria”. Di questa cifra non vi è alcuna traccia in nessuna dichiarazione ufficiale resa da Spinetta e la domanda è da quale fonte il sindacalista l’abbia estrapolata.
Il dato certo è che oltre indiscrezioni, manovre propagandistiche e dichiarazioni senza fondamento la vicenda è ancora poco chiara. Al silenzio dei sindacati, responsabili del fallimento dell’accordo con Air France-KLM, segue l’ottimismo di Berlusconi, per altro non condiviso da altri ministri dello stesso governo.
Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni, sperando che agli slogan pubblicitari seguano scelte serie per salvaguardare il lavoro di migliaia di persone in balia di un management certamente inadeguato.
Nel frattempo, senza troppi slanci nazionalistici, è stata avviata la fusione tra British Airways, inglese, e Iberia, spagnola. L’unione tra le due compagnie, con oltre 460 aerei e 65 milioni di passeggeri nel 2007, per 16,68 miliardi di fatturato, darà vita alla terza compagnia al mondo dietro i colossi Air France-Klm e Lufthansa.
Roberto Bàrbera


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