Un paese di “terroristi”
Oltre 1 milione di nomi nella ‘lista nera’
Dal defunto presidente iracheno Saddam Hussein all’eroe della lotta contro l’apartheid Nelson Mandela, da autorevoli membri del Congresso come Ted Kennedy a perfetti sconosciuti dal “carattere sospetto”: sarebbero più di un milione i nomi contenuti nella lista dei “terroristi”, presunti e reali, stilata dai servizi segreti statunitensi.
A rivelare al mondo lo storico record è stata l’American Civil Liberties Union (Aclu), associazione statunitense che si batte per il rispetto dei diritti civili. Sulla base di dati forniti dal governo, l’organizzazione ha calcolato che il Federal Bureau of Investigation
(Fbi) inserisce una media di circa 20.000 nuovi nomi al mese; i continui aggiornamenti avrebbero contribuito a un ingorgo “kafkiano”, dal momento che solo il Congresso ha il potere di depennare i presunti terroristi.
“Questa lista – ha detto Barry Steinhardt, responsabile dell’Aclu per il programma “Tecnologia e libertà ” – rappresenta in modo perfetto le politiche dell’amministrazione in materia di sicurezza: ingiuste, prive di ogni controllo, sperperano risorse, considerano i diritti degli innocenti come secondari e rappresentano un serio ostacolo per gli spostamenti di milioni di viaggiatori di questo paese”.
Della lista dell’Fbi si era tornati a parlare alcuni mesi fa, quando alcuni esponenti del Congresso avevano depositato una proposta di legge per “riabilitare” Mandela; la speranza era concludere l’iter parlamentare in tempo per il novantesimo compleanno dell’ex presidente sudafricano, il 18 luglio.
L’uomo di cui il mondo nel fine settimana ha celebrato i 90 anni compare ancora sulla lista dei terroristi da tenere lontano dal suolo americano, insieme a molti suoi colleghi dell’African national congress (Anc). La situazione, decisamente imbarazzante e che solleva non poche domande difficili sulla definizione di ‘terrorista’, è tornata all’attenzione del Congresso americano grazie al deputato democratico Howard Berman, presidente del commissione per i rapporti internazionali e primo firmatario di una proposta di legge per
cancellare quei nomi, portata in Aula in questi giorni.
Era stata l’amministrazione di Ronald Regan a condividere la definizione dell’Anc come “gruppo terrorista” fatta dal governo di Pretoria, dopo che fazioni del partito, messo al bando come altre organizzazioni della società civile, misero in atto azioni violente di sabotaggio. Anche Nelson Mandela fu arrestato e condannato all’ergastolo con l’accusa di terrorismo, per essere liberato 27 anni dopo completamente riabilitato dalla Storia. Ma non da Washington, sembra, poiché in ragione di questa lista che lo esclude dai potenziali richiedenti di visto, per entrare negli Stati Uniti Mandela ha bisogno, ancora oggi, di uno speciale ‘lasciapassare’, di volta in volta emesso dal Dipartimento di Stato.
Non solo, nel disegno di legge si rivela che ad alcuni membri del Anc è stato negato di recente il visto, come è successo nel 2002 a Tokyo Sexwale e nel 2007 a Barbara Masekela, quest’ultima ambasciatrice nel Sudafrica negli Stati Uniti dal 2002 al 2006. “Dobbiamo togliere l’infamante marchio di terrorista nei confronti di coloro che sono
stati combattenti per la libertà per salvare e liberare i sudafricani perché vivessero in una paese democratico” ha detto Sheila Jackson-Lee, deputata democratica del Texas; “dobbiamo anche assicurarci che sia rivista la posizione di altri gruppi in situazione
simili” ha aggiunto senza specificare quali gruppi.

