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Sempre peggio

Autore: . Data: martedì, 15 luglio 2008Commenti (0)

L’inflazione cresce ancora

La crisi italiana continua a peggiorare. Nel mese di giugno l’inflazione è salita al 3,8 per cento. Nel mese di maggio era al 3,6. Non era così alta dal luglio del 1996.

Per i lettori che non avessero idea chiara di cosa sia, l’inflazione indica un incremento generalizzato e continuativo del livello dei prezzi nel tempo. L’aumento del livello generale dei prezzi determina una perdita di potere d’acquisto della moneta. In pratica con la stessa quantità di denaro si può acquistare una minore quantità di beni e servizi.

Contemporaneamente cresce il prezzo della benzina. Gli aumenti oggi superano, in alcuni casi, il centesimo di euro al litro rispetto ai prezzi consigliati di ieri. L’otto luglio la verde costava 1,55, fino ad un massimo di 1,551. Il giorno dopo si sono registrati altri rincari, che hanno portato i prezzi a 1,553 euro al litro. Sabato scorso ancora rialzi, fino a 1,558 euro. I listini, quindi, si avvicinano sempre di più alla soglia degli 1,60 euro al litro. Il costo di un pieno per un’auto di media cilindrata costa intorno ai 78 euro.

la Coldiretti in riferimento ai dati Istat relativi all’inflazione ha sottolineato “che un italiano su due non andrà in vacanza, anche per i rincari-record di gasolio e benzina, trasporti aerei, marittimi, stabilimenti balneari e camping, registrati dall’inizio dell’estate. Gli aumenti dei prezzi colpiscono anche i consumi alimentari, con notevoli riduzioni per pane (-5,5 per cento) e pasta (-2,5 per cento). Nel primo trimestre del 2008l le quantita’ di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie, secondo Ismea Ac Nielsen, sono diminuite dello 0,4 per cento”.

L’organizzazione ha aggiunto: ”Gli effetti del caro-petrolio sui bilanci familiari hanno determinato una maggiore attenzione alle spese essenziali, che sono difficilmente comprimibili, come quelle alimentari a scapito degli altri beni e servizi, come dimostra il bilancio negativo denunciato da Federalberghi per la stagione turistica in corso e lo scarso successo dei saldi nel settore dell’abbigliamento. Secondo una indagine Axis per la Fipe, le spese dei cittadini stanno cambiando. Se si potesse disporre di cento euro in più, nel 20 per cento dei casi sarebbero destinati al cibo, nel 17 all’acquisto di vestiti, nel 14,5 per cene e nel 13,5 a libri, dischi e riviste”

In un quadro di così grave allarme stupisce lo scarso rilievo che viene dato dall’informazione nazionale ad una situazione di difficoltà economica per sempre più seria. Il governo, dal canto suo, ha impegnato il Parlamento prevalentemente sui controversi provvedimenti in materia di giustizia e la finanziaria che il ministro Tremonti ha preparato, a meno di correzioni dell’ultima ora, non appare assolutamente orientata ad affrontare il crescente disagio delle famiglie italiane.

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