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L’Africa in ginocchio

Autore: . Data: mercoledì, 2 luglio 2008Commenti (0)

14 milioni di affamati. Sull’orlo della catastrofe la situazione di centinaia di migliaia di bambini in ampie regioni del Corno d’Africa: Etiopia e Somalia innanzitutto, ma anche parti di Kenya, Uganda, Eritrea e Gibuti.

Lo segnala un comunicato dell’Unicef diffuso oggi a Nairobi, che chiede un intervento massiccio ed immediato da parte dei donatori per evitare che la situazione diventi irreversibile. Più in generale, drammatica la situazione globale del Corno d’Africa, dove secondo un comunicato diffuso sempre oggi a Nairobi dall’Onu sono circa 14 milioni le persone che hanno urgente bisogno di cibo ed assistenza umanitaria.

Il dramma dei bimbi -peraltro sostanzialmente cronico nell’area- quest’anno è stato moltiplicato, spiega l’Unicef, dalla concomitanza di vari fattori: siccità, conflitti estesi, aumento del costo della vita e dell’energia e malattie. La nota fornisce anche alcuni dati: in Somalia, la malnutrizione acuta tra i bimbi è ormai al 20 per cento, ben al di sopra del 15 che è ritenuto l’indicatore limite oltre il quale scatta l’esigenza di immediate risposte d’emergenza.

In ampie aree dell’Etiopia c’e assoluta mancanza di cibo per circa due milioni di persone, tra cui moltissimi bambini. Analoga situazione in Uganda: il governo valuta che almeno 75mila bimbi siano gravemente malnutriti, soprattutto nella regione settentrionale del Karamonja. Si tratta di un’area devastata dallo scorso anno da malattie che hanno ucciso quasi tutti gli animali -la popolazione è dedita alla pastorizia- e dove alla malnutrizione si aggiungono livelli elevatissimi di malaria e polmoniti, per cui il livello di mortalità della popolazione infantile è del 30 per cento superiore che nel resto del Paese.

In Kenya si valuta che circa 1,2 milioni di persone abbia bisogno di assistenza alimentare. Anche in questo caso colpite soprattutto le popolazioni di pastori nelle zone aride e semiaride del nord, ma anche le legioni di sfollati causati dalle violenze post elettorali, il cui rientro nelle zone d’origine è molto lento, e spesso di fatto impossibile.

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