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La crisi avanza

Autore: . Data: sabato, 12 luglio 2008Commenti (0)

Il palazzo della politica è impegnato a bloccare i processi contro il premier e intanto la benzina raggiunge il massimo storico, si prevedono ulteriori aumenti dei ticket sanitari e tagli pesanti alle forze di polizia.

Questa mattina, alle 10.25, l’agenzia Ansa ha battuto questa notizia: “Da quanto risulta a far scattare i nuovi aumenti è stata Agip. Già nei giorni scorsi si era registrata sui listini dei prezzi che le compagnie consigliano ai propri gestori una serie di aumenti che avevano portato i prezzi ad infrangere la soglia degli 1,55 euro al litro. A pesare sull’andamento del costo dei carburanti sono le quotazioni del petrolio, che nelle ultime settimane continuano ad avere impennate e che anche ieri sono schizzate ad un nuovo picco, superando i 147 dollari al barile, un livello mai raggiunto prima. Con i nuovi rialzi di oggi la benzina e il gasolio puntano ormai verso la soglia di 1,60 euro al litro. Il pieno di un’auto di media cilindrata arriva a costare quasi 78 euro”.

Nelle ultime ore un’altra dichiarazione ha destato grande interesse nel mondo politico. È del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: “I tagli, in particolare sulla sanità, sono insostenibili, abbiamo chiesto un incontro urgente al governo, perché ci hanno assicurato che non procederanno a decisioni unilaterali. Vedremo cosa succederà”.

Per tutta la giornata di ieri, giornali e telegiornali, ci hanno informato senza sosta sull’approvazione del ‘Lodo Alfano’, passato alla Camera con 309 si e 236 no. L’Udc si è astenuta. Il provvedimento, che sta per passare al Senato a tambur battente per il varo definitivo, prima delle vacanze estive, prevede che le quattro più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio) non siano processabili nel corso del mandato. Eventuali reati, già compiuti o futuri, finiranno in frigorifero, per essere riesumati tra alcuni anni.

In Italia esiste una norma, detta dell’immunità parlamentare. Un parlamentare, nel periodo in cui svolge le sue funzioni, è circondato da una garanzia di impunibilità. Infatti, come afferma la Costituzione italiana all’art. 68, egli non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e dei voti che avrà dato. Perché si possa perquisire, arrestare, processare un parlamentare è necessaria l’autorizzazione (che, dopo la riforma costituzionale dell’ottobre 1993, non è invece richiesta per condurre un’indagine nei suoi confronti) della Camera a cui appartiene. Se l’autorizzazione viene negata, la magistratura non potrà procedere in alcun modo. Naturalmente, allo scadere del mandato parlamentare, il deputato o il senatore perdono il diritto all’immunità e tornano a essere come tutti gli altri cittadini, quindi perseguibili per i reati eventualmente commessi. Scopo dell’immunità parlamentare è quello di tutelare i membri del Parlamento nella loro libertà e indipendenza.

Il riferimento alla riforma costituzionale del 1993 offre un interessante lettura della questione. Riportiamo parte di un articolo, a firma m.trav, da ‘la Repubblica’ del 30 gennaio 2003: “A chiederlo (la riforma n.d.r), all’indomani del rigetto delle autorizzazioni a procedere per Craxi, furono due mozioni: una firmata da Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Castelli. L’altra da Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Di quei sei, cinque sono oggi ministri del governo Berlusconi. I tre leghisti parlavano di “inaccettabile degenerazione nell’applicazione dell’immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio” con “conseguenze inaccettabili e aberranti” che vanno “eliminate” al più presto. I tre missini scrivevano: “L’uso dell’immunità e soprattutto l’abuso del diniego dell’autorizzazione a procedere vengono visti …come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”.
Il relatore della legge che abrogava l’immunità era Pier Ferdinando Casini che, il 12 maggio ’93, disse alla Camera: “Il principio del princeps legibus solutus è medievale e quindi superato. Se vi è istanza di eguaglianza, quindi, essa deve riguardare in primo luogo gli autori della legge”.
Il 12 ottobre la Camera approvò con 525 sì, 5 no e 1 astenuto. Il 27 ottobre il Senato fece altrettanto con 224 sì, nessun no e 7 astenuti”.

Se, dunque, in passato i paladini del ‘Lodo Alfano’ la pensavano in quel modo come mai oggi hanno idee del tutto opposte sulla responsabilità dei politici?

Mentre si lavora per bloccare i processi nei confronti di Berlusconi, il prezzo della benzina continua a salire e Formigoni, con molti altri rappresentanti delle Regioni italiane, protesta contro le decisioni del Ministro Tremonti, esponente del suo stesso schieramento politico.

In particolare i tagli alla sanità porteranno ticket anche per anziani con patologie invalidanti, malati di tumore, riduzione dei posti letto negli ospedali, taglio del personale. Per ora il pano di Tremonti è ancora leggero, ma dall’anno prossimo il Fondo sanitario nazionale verrà quasi dimezzato. Saranno le Regioni a rimborsare i ticket per le visite specialistiche e a rinnovare i contratti della sanità, senza però aver risorse finanziarie per farlo.

La già complicata vita dei malati italiani diventerà ancor più difficile. Mentre con l’aumento dei prezzi dei carburanti, a cascata, tutte le merci avranno ulteriori rincari, con effetti gravi sull’inflazione.

Prima e dopo le recenti elezioni il nuovo governo aveva promesso la diminuzione delle tasse, la modernizzazione del Paese, la sicurezza e la legalità. L’abolizione dell’Ici ha comportato minori entrate per i Comuni, mentre l’esecutivo impone agli enti locali ulteriori tagli di bilancio. Senza che si intravedano reali scelte radicali per la diminuzione del debito pubblico. In pratica il cittadino ‘liberato’ dall’Imposta comunale sugli immobili (Ici) si ritrova a pagare i ticket sanitari più cari, la benzina più di un euro e cinquanta, la pasta quasi un euro a confezione. Rischiando di non trovare un posto letto in ospedale.

È prevedibile l’acuirsi di difficoltà materiali per le famiglie italiane ed in queste situazioni è ipotizzabile che alcuni cittadini con problemi di sopravvivenza, appartenenti alle fasce più deboli e confuse della popolazione, possano diventare contigui al crimine, comettere anche piccoli reati per tirare avanti. Tema della sicurezza.

In questo campo, però, la situazione è ancora più paradossale. Il segretario milanese del Siulp, sindacato italiano unitario lavoratori polizia, Gabriele Grezzi, parlando della sua città, ha dichiarato: “Siamo al collasso. Mancano uomini e mezzi e, considerati i tagli previsti dalla prossima finanziaria, che sembra siano pari a tre miliardi, vediamo il futuro ancora più nero. Per ogni dieci poliziotti che andranno in pensione ne entrerà uno solo”.

Anche qui i tagli di Tremonti saranno pesanti. È sempre molto difficile dare stime esatte in questi casi, ma secondo alcuni specialisti del settore, si verificherà nei prossimi tre anni una riduzione di circa 40mila unità tra polizia e forze armate. In cifre significa 3miliardi di euro in meno.

Claudio Giardullo, del Sindacato Italiano lavoratori di Polizia, ha detto: “Molti uffici sul territorio sono stati già chiusi, negli ultimi anni si è avuto, per esempio anche nel mese di settembre, una difficoltà nel garantire il carburante e la riparazione delle autovetture. Per non parlare delle spese per formazione e innovazione tecnologica, che sono state insoddisfacenti e lo saranno ancora di più in futuro. In sostanza, in una situazione di grande difficoltà, mentre aumenta la domanda di sicurezza, si attua un taglio strutturale di questo tipo: significa incamminarsi sul sentiero che condurrà ad una situazione di vero allarme”.

I prossimi mesi non si annunciano facili.

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