Il regime del consenso acritico
Editoriale: una pericolosa confusione sembra fondere giornalismo e politica in un’unica miscela esplosiva.
Il pomeriggio romano era caldo e Piazza Navona in gran parte occupata dai manifestanti. Un pubblico omogeneo, a guardarlo con attenzione lo stesso di altre manifestazioni, da quelle per la difesa dell’ambiente ad altre contro la guerra. Per gli oratori, invece, la situazione era diversa. C’erano il comico Grillo e il giornalista irriverente Travaglio, il politico Di Pietro e l’intellettuale di sinistra Flores d’Arcais, l’attrice Guzzanti e altri ancora. Insomma un gruppo un po’ vario, ma non sta a noi valutare le scelte di chi si prende l’onere di convocare i cittadini per comunicare il proprio pensiero.
Il lettore più informato avrà capito che stiamo parlando della manifestazione dell’otto luglio contro le leggi in materia di giustizia varate dal governo Berlusconi.
Dopo i discorsi di Grillo e della Guzzanti si è scatenato, sui giornali e nel palazzo della politica, un putiferio. Grillo e Guzzanti sarebbero responsabili di attacchi ‘volgari’ al Vaticano, al Presidente della Repubblica, al ministro Carfagna. Ed a Berlusconi, naturalmente. Avrebbero decretato l’insuccesso della manifestazione e rafforzato il consenso al Presidente del Consiglio.
InviatoSpeciale non è un giornale senza pensiero, è un quotidiano on line che non nasconde le proprie valutazioni dietro frasi mascherate o affermazioni demagogiche. I cittadini, intesi come il cuore del Paese, visti come persone normali, sentimentali e forti, convinte e consapevoli, è bene chiarirlo senza malintesi, a quella manifestazione di ‘militanti’ non c’erano. Gli italiani, al momento, non essendo in grado di sapere quanto sia grave la situazione, sono solo bombardati da informazioni generiche e incomplete.
Nella bagarre che è seguita alla manifestazione la stampa italiana ha prodotto cronache dell’evento nelle
quali i temi scelti dagli organizzatori passavano in secondo piano. Sovrastati dalla singolare idea in base alla quale il Vaticano e il Presidente Napolitano non possono essere criticati e che comunque nel farlo i colpevoli di lesa maestà sono stati anche ‘scellerati’ e ‘volgari’. Filippo Ceccarelli, su ‘la Repubblica’ scrive: “Nulla del genere si era mai visto ed ascoltato a memoria di osservatore”.
Smemorato, dev’essere il collega. Chi scrive ha seguito centinaia di cortei, comizi, sit in, scioperi, occupazioni. Da moltissimi anni a questa parte. Ben altre cose sono state urlate dai palchi in passato.
Noi non abbiamo creduto di dover raccontare i fatti di Piazza Navona fino ad oggi. Non lo faremo neppure adesso. Abbiamo scelto questa linea perché i problemi di giustizia sono una questione grave, ma compresa in un tema ancor più serio: la crisi economica e industriale che sta trascinando il Paese in un baratro dal quale sarà difficilissimo uscire. Impossibile con questo personale politico, quale che sia lo schieramento rappresentato. Ci saranno altre occasioni per descrivere le anomalie prodotte da leggi emanate per evitare al Presidente del Consiglio di andare in tribunale. D’altra parte Berlusconi non è un novellino nel campo e le modifiche al codice di procedura penale sono un’abitudine per lui, nei momenti in cui è a capo dei governi.
Veniamo allora, dopo questa lunga premessa, al motivo dell’articolo. In un’Italia sfiancata da bassi salari, mancanza di reali possibilità di crescita sociale per i cittadini, prezzi in ascesa permanente e servizi pubblici e sociali del tutto inefficienti, i giornali hanno inventato, insieme a quasi tutti i politici, la favola della ‘non correttezza” delle critiche a Vaticano e Presidenza della Repubblica. Tanto non c’era di meglio da raccontare.
Tra quelle facce avvolte dal caldo, sudate, tra bandiere, cartelli, magliette contro il “Cavaliere-Caimano” e singolari abbigliamenti ‘alla moda dell’oppositore’, vagavano un paio di direttori di giornale, qualche attore, un bel numero di professionisti di area ‘radical chic’, militanti di sinistra a tempo pieno, qualche giovane studente e, naturalmente, i cronisti senza memoria o impreparati.
A questi ultimi, a coloro che hanno raccontato la manifestazione e si sono sconvolti per le parole di alcuni degli oratori, vogliamo suggerire, per esempio, una descrizione di Giovanni Gronchi, terzo Presidente della Repubblica, scritta da Indro Montanelli: “Gronchi che, come Principe della partitocrazia può essere preso a modello, quando andava a inaugurare uno stabilimento e nel salone di rappresentanza vedeva un quadro d’autore, si guardava bene dall’esigerlo. Faceva solo sapere all’anfitrione, attraverso qualche intermediario, che lo aveva molto ammirato. L’anfitrione poteva benissimo non capire. Invece capiva, anzi era felice di capire e di agire di conseguenza: tanto spontaneo e naturale è da noi l’ex-voto non solo per grazia ricevuta, ma anche per quella da ricevere”.
In particolare a Ceccarelli, che dovrebbe avere l’età per ricordare, vogliamo sottoporre parte di un articolo del fondatore del giornale per il quale scrive, Eugenio Scalari. Descrivendo il generale de Lorenzo, famoso organizzatore di colpi di stato negli anni ’60, l’ex direttore de ‘la Repubblica’ ha sostenuto: “Utilizzò ai fini del complotto il Sifar guidato dal suo pupillo generale Allavena e il Comando generale dei carabinieri con la sola eccezione del vicecomandante, generale Manes, il quale fu ostracizzato e tenuto all’oscuro dei piani predisposti e, quando ne ebbe sentore, li denunciò pubblicamente. Le predisposizioni, attivate con lo stimolo costante dell’allora Capo dello Stato Antonio Segni, sfociarono nel famoso “Piano Solo” che prevedeva l’enucleazione di centinaia di comunisti, socialisti, sindacalisti, democratici, il loro trasporto in Sardegna, la requisizione di navi e aerei per la bisogna, l’occupazione dei principali palazzi pubblici a cominciare dalla televisione”.
Antonio Segni è stato il quarto presidente della Repubblica.
Su Giovanni Leone, sesto Presidente, invece vogliamo ricordare parte di un articolo di Natalia Aspesi, pubblicato sul loro sito internet di Milano dagli oggi supergarantisti Democratici di Sinistra confluiti nel Partito Democratico: “Camilla Cederna è stata la coscienza pulita, serena e indomabile di quegli anni drammatici, dalla strage alla Banca dell’Agricoltura alla morte di Pinelli, alla difesa di Valpreda: e poi i servizi deviati, quel libro sul presidente Giovanni Leone che lo obbligò alle dimissioni e procurò a lei e al suo editore una condanna”.
Insomma, a Gronchi, Segni e Leone, poveracci, è toccato ben altro che a “Napolitano gli voglio bene – le
parole di Grillo – ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una banda dei quattro?”.
Per questioni di brevità, infine, non è il caso di sottoporre all’ormai stanco lettore stralci da commenti vari sul Papa e il Vaticano, espressi da numerosi giornalisti o politici in passato.
Da dove nasce, allora, la leggenda in base alla quale le critiche alle figure ‘istituzionali’ sono inaccettabili? E la considerazione secondo la quale è accettabile che le quattro più alte cariche dello stato non possono essere giudicate durante lo svolgimento del proprio mandato? Per esperienza possiamo immaginare che il Presidente Pertini, senza dubbio alcuno, si sarebbe sottratto a questo tipo di provvedimento, come avrebbero fatto Luigi Einaudi o Enrico de Nicola.
Il collasso della Repubblica appare oggi più che mai possibile, perché ad una realtà politica del tutto inadeguata a prendere decisioni difficili e permettere al Paese di sfuggire ad una crisi dalle conseguenze terribili, si aggiunge un mondo dell’informazione che, diffondendo in continuazione notizie, resoconti e commenti fuorvianti, si integra in una colossale confusione.
In questo modo i cittadini non sanno più dove sia la realtà e finiscono col cedere a spinte razziste, xenofobe, portatrici di forme gravi di esclusione sociale. Non possedendo gli strumenti materiali e le conoscenze per comprendere il nodo del problema: il progressivo cedimento della capacità produttiva italiana. Mentre un ‘regime del consenso acritico’ prende decisioni assolutamente pericolose per la democrazia. L’opposizione, in tutto questo non sembra esistere, se non per ripetere, con le parole di Veltroni, uno strano concetto. “Di Pietro deve dire se vuole continuare a fare manifestazioni con Grillo e Travaglio o tornare in un recinto razionale e riformista. Se vuole stare con chi insulta il capo dello Stato, può farlo, ma prenda una decisione perché la contraddizione è sua”.
Insomma, ‘non parlare ai conducenti’, loro sanno già cos’è giusto. Meglio ancora se al passeggero viene offerto gratis un iPhone con musiche varie, così che non ascolti i rumori del mondo. Musiche varie, ma ovviamente non a scelta.
Roberto Bàrbera


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