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Il ‘Grande Comunicatore’

Autore: . Data: domenica, 20 luglio 2008Commenti (0)

Dai giornali e Tg italiani scompaiono le notizie, sostituite da informazioni spesso in conflitto con la realtà. La conseguenza è uno stato crescente di confusione, una consapevolezza sulla sitazione nazionale molto distante dalle cose vere.

Sempre di più in Italia si diffonde l’idea che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sia un ‘Grande Comunicatore’. Il lamento delle opposizioni e i complimenti dei suoi alleati ed estimatori hanno generato una specie di odio-amore per le capacità del Cavaliere nel descrivere le sue imprese da ‘statista’.

È possibile riflettere su questo ‘dono di natura’?

Negli altri Paesi occidentali e sviluppati, Germania, Ragno Unito, Francia, Stati Uniti, Canada, Danimarca, Svezia, Olanda, tanto per citarne alcuni, esistono competenze tecniche e teoriche molto più antiche e specializzate delle nostre, che affrontano la costruzione di strategie di comunicazione orientate verso la costruzione del consenso. Eppure non si riscontra eguale permeabilità da parte dei media nell’assecondare le cronache contenute nei ‘comunicati’ ufficiali.

Insomma, noi siamo tra gli ultimi Paesi del mondo sviluppato nel campo delle competenze nei settori della pubblicità e della comunicazione, ma siamo decisamente i più fedeli nel riportare su giornali e televisioni le dichiarazioni dei frequentatori delle ‘stanze dei bottoni’, tra i quali c’è, ovviamente, il nostro Premier.

Alcuni esempi. “Napoli restituita all’Occidente, la spazzatura scomparsa dalle strade”. Per i titoli di Tg e giornali, senza ombra di dubbio, la spazzatura è scomparsa. Peccato che a leggere, poi, tra le righe di alcune rare cronache si scopra altro. I rifiuti in centro, a Napoli, non ci sono più, ma nella provincia, nei quartieri periferici e in provincia di Caserta, la situazione non è per nulla risolta.

Piazza Montecitorio è affollata da manifestanti. Sono poliziotti, carabinieri e militari dell’Esercito infuriati per i tagli di bilancio contenuti nella finanziaria del ministro Tremonti. Sempre a Tg e giornali i vari esponenti della maggioranza dichiarano che nessun taglio è previsto. Situazione un po’ controversa, nessuno va a cercare la verità, nessuno dice al La Russa, all’Alfano, al Brunetta di turno: “Guardi, le cose non stanno come dice Lei”.

Il ministro Maroni dichiara che la balzana idea di prendere le impronte digitali a tutti i possessori di carte di identità è imposta dalla necessità di ottemperare ad una disposizione dell’Unione europea di cui non si trova traccia neppure dopo ricerche approfondite. Intanto nessuno si cimenta nel calcolo economico delle spese indotte da una simile decisione, così onerose dal rendere impossibile la sua realizzazione. Oltre le importantissime riserve riguardanti diritti civili, riservatezza dei dati personali e libertà dell’individuo, naturalmente. Queste ultime ignote al capo del Partito Democratico, Walter Veltroni ed a moltissimi dei suoi militanti ‘progressisti’, perchè non le hanno trovate leggendo la mattina i giornali, dai quali, sembra, prendano le informazioni utili per condurre le loro battaglie politiche, ormai lontane migliaia di miglia dal sentire dell’opinione pubblica.

Il ministro Brunetta afferma di aver deciso visite fiscali per chi è malato al primo giorno di assenza dal posto di lavoro, così da scoprire i fannulloni e punirli. Nessuno o quasi si ricorda di un provvedimento del 1998, nel quale tali regole erano state già fissate. Salvo non poterle applicare per il costo enorme indotto dall’apparato di controllo delegato alla gestione delle verifiche. I benefici raggiunti sarebbero enormemente inferiori al budget necessario.

Stop agli esempi, ci sembrano sufficienti.

Si dirà: bravo Berlusconi nel saper veicolare notizie positive sull’attività del governo, scarsa l’opposizione nel non saper contrastare questa strategia di comunicazione e nel non saperne produrre una altrettanto efficace.

Si deve supporre che Bush, Sarkozy, Merkel siano circondati da incapaci? A loro il giochino non riesce. Il Presidente francese, da alcuni indicato come il seguace più attento di Berlusconi, in alcuni momenti è stato ‘massacrato’ dalla stampa d’oltralpe, nonostante anche lui abbia l’immagine di ‘Grande Comunicatore’.

In passato, in un fosco passato, questo genere di capacità d’orientamento era proprio dei regimi. Il controllo dei media era totale. Noi certo non siamo ricaduti in quella, per fortuna, antica patologia, ma una malattia l’abbiamo presa e sarebbe bene comincare a correre ai ripari.

In Italia le informazioni non si verificano, i giornalisti non controllano. Un’affermazione, quale che sia, finisce automaticamente nel fiume in piena dell’informazione senza che i media più autorevoli e diffusi si azzardino a scrivere, per dirne una a caso: “La bufala di oggi, i rifiuti scomparsi”. Nei casi più gravi, quelli di cronaca nera, il colpevole di oggi diventa l’innocente di domani senza produrre nel valente redattore di turno il minimo scrupolo.

Negli articoli, certo, a volte si trovano i riferimenti alla realtà, ma sembrano eguali a quei codicilli nei contratti, scritti piccoli piccoli, come di recente è accaduto per la vicenda Tre e navigazione in Internet. Bollette da migliaia di euro a navigatori distratti.

Non sono le capacità del ‘Grande comunicatore’ a definire il consenso in Italia o le consapevolezze difuse, ma la qualità scarsissima di una parte rilevante dei media nazionali, ormai in forte deficit di professionalità o, peggio, complici nella deformazione dei fatti.

Insomma, qui nel Bel Paese, sempre più lontano per qualità della vita e dei servizi dai nostri omologhi occidentali sviluppati, non siamo stati premiati dal destino per la presenza di un ‘Grande Comunicatore’, ma puniti, nel nostro provincialismo sciovinista, dal dilagare di una ‘Piccola Comunicazione’.

Roberto Bàrbera

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