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I numeri del Ciclone

Autore: . Data: lunedì, 21 luglio 2008Commenti (0)

Il Myanmar e gli aiuti

Le organizzazioni internazionali in bilico fra trattative e critiche alla giunta militare birmana. Nella riunione annuale dell’Asean diffuso un rapporto sui danni del ciclone. Serve un miliardo di dollari per il soccorso e la ricostruzione dopo il ciclone Nargis, che ha devastatato la regione birmana del Delta dell’Irrawwaddy. Lo dice un rapporto pubblicato oggi da Nazioni Unite, Asean (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico) e governo birmano. Per la prima volta la giunta militare ha collaborato con le due organizzazioni internazionali  per quantificare i danni del disastro naturale, dopo essere stata criticata pesantemente per la lentezza e le limitazioni nei soccorsi. L’Asean, che si riunisce oggi nel suo meeting annuale di Singapore, sembra aver svolto un ruolo fondamentale nella conduzione delle trattative col regime da sempre riluttante ai suoi moniti. Per diminuire le limitazioni al lavoro degli operatori umanitari è stata cruciale anche la visita alla giunta del segretario Onu Ban Ki-moon a fine maggio. 

Secondo il segretario-generale dell’Asean Surin Pitsuwan, veterano della politica tailandese, un miliardo di dollari è necessario per permettere ai sopravvissuti del Delta “di tornare a camminare con le loro gambe” nell’arco di tre anni. Il documento riporta che i danni di Nargis, che ha causato la morte di almeno 130mila persone, sono stimati a 4 miliardi di dollari. Il disastro naturale più grave della storia recente dell’attuale Myanmar (un tempo Birmania) ha distrutto 450mila case e ne ha danneggiate altre 350mila. Ha inondato 600mila ettari di terreni coltivabili, distrutto il 60 percento degli attrezzi agricoli, e abbattuto o provocato seri danni al 75 percento degli ospedali e delle cliniche della regione colpita. Secondo il rapporto, dunque, i bisogni primari da soddisfare restano il cibo, la casa e la terra, tenendo conto che il Delta è l’area più importante per la coltivazione del riso, alimento base dei birmani.  

I rappresentanti dell’Asean, come nelle precedenti riunioni, hanno anche  criticato la giunta birmana per la detenzione di oltre mille prigionieri politici e in particolare hanno espresso “profonda delusione” per l’estensione degli arresti domiciliari ad Aung San Suu Kyi, la leader del movimento per la democrazia del 1988 e Nobel per la Pace nel 1991. Proprio pochi giorni fa, il 18 luglio, un altro dissidente è deceduto per la mancanza di cure in carcere. Il secondo dall’inizio del 2008. Si trattava di Khin Maung Tint (conosciuto come Ya Pyi), attivista filodemocratico come Suu Kyi. Aveva 49 anni e da due soffriva di tubercolosi nella grande prigione di Mandalay, seconda città del Paese asiatico dopo Yangon. Neanche la Croce Rossa ha potuto salvarlo, dato che dal 2005 le è negato l’accesso alle carceri.

Francesca Lancini

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