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Colpevoli, non colpevoli

Autore: . Data: martedì, 15 luglio 2008Commenti (0)

Condanne su Bolzaneto

Per i pestaggi nella Caserma di Bolzaneto, durante i fatti di Genova del 2001, il Tribunale ha emesso la sentenza. Non è possibile al momento capire se l’ipotesi dell’accusa sia stata accolta o no. Secondo i pubblici ministeri alcuni manifestanti avevano subito torture. Qundici imputati condanati, trenta assolti. Nemmeno un giorno di prigione per nessuno, comunque, perché le pene rientrano nel provvedimento di indulto approvato nel 2006. La vicenda della caserma di Bozaneto, la dura repressione condotta durante il G8 dalle forze dell’ordine, le violenze che misero la città ligure in ginocchio, hanno avuto in questo processo, una prima conclusione. Sono comunque diversi i procedimenti avviati dopo le indagini sui fatti di quel luglio del 2001.

Prima di entrare nel merito delle decisioni, prese dopo oltre undici ore di camera di consiglio dalla terza sezione del tribunale di Genova presieduta da Renato Delucchi, è bene ricordare cosa conteneva il rapporto di Amnesty International, Concerns in Europe: January – June 2002 (AI Index: EUR 01/007/2002).

“Presunte aggressioni ed altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti commessi da forze dell’ordine e polizia penitenziaria nel centro detentivo temporaneo di Bolzaneto. Circa 222 persone, tra cui la maggior parte di quelle arrestate durante il raid alla sede del GSF, sono state condotte al centro di detenzione di Bolzaneto, approntato per ricevere ed ospitare provvisoriamente i fermati dalla Polizia e dalla Guardia di finanza prima del trasferimento in carcere. Nel centro prestavano servizio personale penitenziario (agenti di custodia e staff sanitario) e agenti delle forze dell’ordine. Ai detenuti è stato sistematicamente negato il diritto di informare i parenti dell’arresto e del luogo di detenzione, il diritto di accedere alla consulenza di un avvocato e, nel caso dei cittadini stranieri, di funzionari consolari. Decine di detenuti hanno denunciato, tra l’altro, di essere stati schiaffeggiati, presi a calci e pugni, di essere stati fatti oggetto di sputi e insulti, talvolta di natura sessuale, sottoposti a perquisizioni corporali degradanti, minacciati, privati di cibo, acqua e sonno per lunghi periodi, obbligati ad allinearsi faccia al muro con le gambe divaricate e costretti a restare in tale posizione per ore e, se non la mantenevano o parlavano, percossi, soprattutto su parti del corpo già ferite durante l’arresto.
Tali denunce sono state sostanzialmente confermate da dichiarazioni rilasciate alle autorità da un infermiere professionale in servizio a Bolzaneto durante il G8. Alla fine di giugno 2002, più di 20 persone, tra cui agenti di custodia, medici, infermieri e carabinieri erano stati posti sotto inchiesta per abuso di autorità, lesioni, percosse, ingiurie e/o per non averne impedito il compimento. Il ministro della Giustizia, in visita al centro per circa trenta minuti nelle prime ore del 22 luglio 2001, ha riferito alla commissione parlamentare incaricata dell’indagine conoscitiva di aver visto alcuni detenuti silenti, con la faccia al muro e le gambe divaricate, ma di non aver rilevato alcuna forma di maltrattamento”

I Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne nei confronti di 44 imputati per oltre 76 anni di carcere, con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi di reclusione e una sola assoluzione. La Corte ha ridotto di un terzo sia le richieste di condanna che il numero dei condannati. Non ha, inoltre, confermato per la maggior parte degli imputati il reato di abuso d’ ufficio doloso, contestato dai pm in sostituzione del reato di tortura non ancora previsto dal nostro ordinamento giudiziario.

Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria è l’unico imputato per il quale i giudici hanno confermato l’ impostazione accusatoria, ritenedolo colpevole del reato di abuso d’ufficio.

Alessandro Perugini, all’epoca numero due della Digos di Genova, il funzionario di polizia con il grado più alto nella struttura e l’ispettore Anna Poggi, hanno avuto 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno. Daniela Maida, ispettore superiore un anno e 6 mesi di reclusione. Antonello Gaetano un anno e 3 mesi. Gli ispettori della polizia di Stato, Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi un anno di reclusione. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato, tre anni e 2 mesi di reclusione. Barbara Amadei nove mesi, Alfredo Incoronato un anno, Giuliano Patrizi cinque mesi. Il tribunale di Genova, poi, ha condannato i medici Giacomo Toccafondi ad un anno e 2 mesi e Aldo Amenta a 10 mesi.

I giudici hanno, inoltre, condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati ritenuti colpevoli. I giudici hanno assegnato a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva da 2500 a 15mila euro in favore di alcune parti civili, tra cui Massimiliano Amodio, Giuseppe Azzolina, Anna Julia Kutschkau, Luis Garcia Lorente, e Mohamed Tabbach (15mila a testa), a Enrica Bartezaghi Roberto Gallo, Liliana Fassa e Ettorina Gandina (2500 a testa) e per le restanti parti civili la somma di 10mila euro.

Tra gli imputati assolti figura il colonnello di polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, per il quale i pm avevano chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi. Sono stati assolti tutti i carabinieri imputati.

Durante il processo i Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano sostenuto che nella “caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano ‘trattamenti inumani e degradanti”.

Non essendo previsto in Italia il reato di tortura i pubblici ministeri decisero di contestare agli imputati il reato di ‘abuso d’ufficio’.

Poichè il dispositivo della sentenza non è stato ancora depositato, è difficile capire come i giudici abbiano realmente valutato i fatti della caserma di Bolzaneto.

Subito dopo la sentenza, a seconda dell’appartenenza politica e dell’orientamento ideologico, giornali, televisioni e parlamentari hanno espresso valutazioni contrastanti. Chi sostenendo che le accuse sono state confermate, chi valutando l’esito del processo in modo del tutto opposto.

Due soli fatti sono al momento evidenti. A Bolzaneto l’unico che ha ‘abusato del suo ufficio’ e stato l’ ispettore della polizia penitenziaria Antonio Biagio Gugliotta.

Tuttavia, il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento per alcune delle parti lese, condannando i Ministero degli Interni e della Giustizia.

Il reato di tortura, a sette anni di distanza, rimane inesistente in Italia.

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