Ciclone e fame
Aiutare i bambini
“Il ciclone Nargis e la speculazione sulle materie prime hanno impoverito di colpo migliaia di famiglie birmane rifugiatesi in Thailandia. I soldi non bastano più per pagare i viveri indispensabili. A rimetterci sono i bambini, che devono abbandonare le scuole per lavorare e aiutare le loro famiglie”. A tre mesi dall’uragano che ha ucciso oltre 90mila persone e ne ha disperse 56mila, ecco l’appello accorato di Aiutare senza confini, una Onlus italiana che opera nella zona di confine fra Myanmar (Birmania fino al 1989) e Thailandia.
L’innalzamento dei prezzi del riso e dell’energia pesa sulle famiglie profughe che non hanno riserve e risparmi. A complicare la situazione, sempre secondo l’Onlus, c’è l’insufficienza di fondi di cui dispongono le grandi Ong frontaliere: “Mancano circa 8 milioni di dollari con la conseguenza che già all’inizio di quest’anno le Ong hanno dovuto ridurre o addirittura sospendere tutte le attività di aiuto, ad eccezione di quelle nei campi profughi. Di recente sono state diminuite anche le razioni giornaliere dei viveri e dal prossimo ottobre sono stati preannunciati ulteriori tagli. Così molti genitori sono costretti a mandare i propri figli a lavorare invece che a scuola”.
Per alleviare questa situazione Aiutare senza confini vorrebbe creare nuovi posti in “case per studenti” dove “i bambini sono sorvegliati e ricevono 3 pasti al giorno. In questo modo togliamo un po’ di pressione economica dai genitori e in molti casi gli ospiti possono continuare a studiare”.
Benno Roggla, presidente della Onlus appena tornato dal confine tailandese-birmano, racconta quanto sta accadendo nel Delta del fiume Irrawaddy, la zona più colpita dal ciclone: “Il regime birmano non solo ha rifiutato di accettare aiuti internazionali, ma si è anche arricchito con aiuti umanitari provenienti da tutto il mondo. I militari hanno ostacolato perfino soccorsi da parte di benefattori locali, arrestando soccorritori privati di ritorno dal Delta e sequestrando le loro autovetture. Al momento tutte le strade sono controllate e serrate da blocchi stradali incavalcabili. Gran parte delle vittime sta vegetando senza essere aiutata o assistita. E la stagione delle piogge è iniziata. L’afflusso dei profughi dal Delta, atteso da tutti qui al confine di Mae Sot, di conseguenza non è avvenuto. Siamo comunque pronti in caso dovessero arrivare altri profughi. Ma, vista l’attuale situazione lungo il confine, un maggior afflusso di altre persone sarebbe difficile da gestire.”
Francesca Lancini


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