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Poltrone in campo

Autore: . Data: venerdì, 20 giugno 2008Commenti (0)

Mentre la partita Italia-Spagna scomoda i giudizi del calciatore Panucci sul tasso di sviluppo dei due Paesi e sulle capacità dei rispettivi governi, dietro le quinte di Raisport si starebbe consumando una battaglia per la direzione della testata. Testimonianza del gossip dei giornali e dell’invadenza della politica.

Da un articolo di Marco Castoro per Italia Oggi

Tregua armata a RaiSport, almeno fino alla fine degli Europei. Poi riprenderanno le ostilità (per dirla alla Sandro Ciotti). All’orizzonte potrebbe esserci una guerra tra Marino Bartoletti e Massimo De Luca. Il primo sta tentando la scalata alla poltrona del direttore, cercando di scalzare l’ex numero uno dello sport di Mediaset, approdato alla Rai da più di un anno e mezzo. Bartoletti si sta muovendo molto anche politicamente e sta cercando alleanze nella sfera del Pdl, lo stesso partito che ha visto di buon occhio l’ingresso in RaiSport di Massimo De Luca.

Bartoletti ha diversi amici anche nell’Udc, ai quali ha chiesto una convergenza degli sforzi per riprendersi quel posto occupato qualche anno fa (una gestione che in verità fu caratterizzata anche dalle numerose polemiche). Inoltre sta lavorando di sponda (in gran segreto) con Enrico Varriale per avere il via libera anche dall’Usigrai, seppure i rapporti tra il giornalista che segue da bordo campo la Nazionale e il sindacato non siano più così idilliaci.

RaiSport è una testata della Rai che vede una maggioranza più vicina al centro-destra. A eccezione di Enrico Varriale, Carlo Paris e Fabrizio Failla che guidano la minoranza politicamente più vicina al centro-sinistra. Della quale fa parte anche il telecronista Gianni Cerqueti, uomo di sinistra che non ha nessun pudore nel dichiararlo”.

Forse un cittadino ‘medio’ di questo Paese non riesce a capire cosa c’entri l’appartenenza politica con la direzione di una testata giornalistica sportiva, per altro di proprietà pubblica. Tuttavia, dietro questa notizia si nasconde un problema colossale, che non riguarda solo la Rai. In Italia un cronista trova del tutto ‘naturale’ affrontare un argomento di una certa importanza – chi guiderà Raisport – partendo da elementi per nulla legati alla professionalità dei contendenti. Chi è più bravo, dovrebbe essere il perno del ragionamento. Non è così. In una esaltazione dei retroscena si affronta il destino di decine di giornalisti in forza alla testata. Oltre, naturalmente, a quello dei telespettarori. Nel resoconto anche il sindacato Usigrai sarebbe coinvolto, come se fosse ‘normale’ che il sindacato debba intervenire nelle nomine dei dirigenti, per di più con lo scopo di appoggiarle.

Un esempio, anche surreale, di come si possa avvilire il Diritto di Parola, senza neppure rendersene conto. Se sono necessarie ‘ostilità’ per sedersi sulla poltrona di Raisport, cosa mai accadrà per il Corriere della Sera? E l’appoggio della politica condizionerà il lavoro del fortunato vincitore alla fine della tenzone per le chiavi della stanza dei bottoni?

Davvero il lettore italiano non può fare a meno di sapere cosa accade nei corridoidi Saxa Rubra? Conoscere il budget impegnato dalla Rai per i Campionati europei non sarebbe più utile, visto che si parla di almeno 114milioni di euro? Valutare se i soldi spesi siano stati investiti con sagacia non sarebbe più aderente al dovere di informare correttamente? Quando il matrimonio di Briatore diventa uno dei titoli di apertura del TGuno le speranze fanno fatica a sopravvivere. Di tutto, di più.

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