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La ‘Carta di Roma’

Autore: admin. Data: mercoledì, 18 giugno 2008Commenti (0)

Italia xenofoba. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha approvato all’unanimità il ‘Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti’ e lo ha chiamato “Carta di Roma”. Pur Essendo un documento di grande importanza e riguardante la vita professionale dei giornalisti non ha destato molto interesse ed è stato quasi ignorato.

Perché e come si è arrivati alla “Carta di Roma”?

Premessa.
Lo scorso anno, il Relatore speciale delle Nazioni Unite, Doudou Diène, nel suo rapporto sull’Italia sosteneva che nel nostro Paese si rileva “una preoccupante tendenza alla xenofobia e allo sviluppo di manifestazioni di razzismo, in particolare nei confronti delle comunità sinti e rom, degli immigrati e dei richiedenti asilo, soprattutto di origine africana ma anche provenienti dall’Europa orientale e della comunità islamica”.

L’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, a questo proposito aveva affermato: “Un ruolo fondamentale nell’alimentare un clima di intolleranza è stato svolto dai mezzi di informazione, la cui ricerca del sensazionalismo, coniugata all’uso di un linguaggio improprio e bellicistico, ha alimentato e sostenuto le ansie dell’opinione pubblica, oscurando gli aspetti positivi dell’immigrazione e puntando spesso sul binomio immigrazione=minaccia alla sicurezza”

L’Alto Commissariato aveva, allora, promosso, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’elaborazione di una Carta che, sul modello di quella di Treviso e relativa alla tutela dei minori, fornisse delle linee guida ai giornalisti che si occupano di immigrazione e di asilo. Al riguardo l’Ufficio italiano dell’UNHCR aveva ricordato che la Commissione Europea contro il Razzismo e la Xenofobia (ECRI) più volte si era trovata nelle condizioni di richiamare l’Italia al rispetto delle norme anti-discriminazione europee in materia di informazione, chiedendo, nel terzo Rapporto sull’Italia (2006), di operare affinché giornalisti ed editori non contribuissero a “creare un’atmosfera di ostilità e rigetto verso i membri di qualsivoglia gruppo minoritario, tra cui i cittadini extracomunitari, i rom, i sinti ed i musulmani”.

Quanti italiani l’hanno saputo? Quanti lo hanno trovato sulle pagine dei giornali? Quanti l’hanno ascoltato da radio e televisione?

In un momento nel quale si parla di ‘emergenza immigrazione’ quanti sanno che importanti organismi internazionali hanno messo il nostro Paese sotto controllo? Che il Relatore speciale delle Nazioni Unite, Doudou Diène, aveva condannato, già nel 2007, le “strumentalizzazioni politiche” del nodo-immigrazione, definendole “una retorica entrata di forza in alcuni partiti”. Aggiungendo che la legge Bossi-Fini ha avuto “conseguenze estremamente negative” perché “ispirata dalla filosofia dello scontro di civiltà”, che vede l’immigrato come “una minaccia alla comunità nazionale”. Diène aveva, infine concluso, con una certa vena di ironia: “Se nell’Ottocento ci fosse stata la Bossi-Fini, oggi non ci sarebbero le comunità italiane in America e in Australia, ma molti italiani sembrano avere dimenticato questo importante pezzo della loro storia nazionale”.
La consapevolezza sull’esistenza di queste considerazioni potrebbe influenzare il pensiero dei cittadini italiani? Rimane certo che tutti gli abitanti del Bel Paese hanno, in ogni caso, il diritto di sapere.

In merito alle convinzioni di una parte dell’opinione pubblica nazionale sul popolo zingaro, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite ha scritto: “Per quanto riguarda i Rom va ricordato che questa comunità è stata spesso oggetto di vera e propria persecuzione, come nei recenti casi della Bosnia e del Kosovo, ed è tuttora vittima di discriminazione e di marginalizzazione in vari paesi europei. In Italia la comunità rom include anche rifugiati provenienti dai Balcani. L’Unhcr auspica che si arrivi a trattare questa complessa questione in maniera equilibrata, attraverso un processo di integrazione che coinvolga la stessa comunità rom e che preveda misure volte a garantire disponibilità di alloggi adeguati e accesso all’istruzione. Nel dibattito attualmente in corso in Italia, siano posti al centro i diritti delle persone, il rispetto degli standard internazionali ed il principio di non-discriminazione”.

La Carta.
Il documento invita fra l’altro i giornalisti ad “adottare termini giuridicamente appropriati”, a “evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte” e “comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati”. I soggetti promotori si impegnano inoltre ad inserire le tematiche relative all’immigrazione tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti e ad istituire un Osservatorio indipendente, d’intesa con istituti universitari e di ricerca e altri organismi, che sottoponga a periodico monitoraggio l’evoluzione del modo di informare su un fenomeno di rilievo crescente.

In una nota, l’UNHCR ha espresso “grande soddisfazione” per l’approvazione, sottolineando come la Carta “porterà a un corretto uso del linguaggio e a un’adeguata protezione per tutti coloro che hanno chiesto e ottenuto protezione in Italia”.

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