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Il calcio nel pallone

Autore: . Data: mercoledì, 18 giugno 2008Commenti (0)

Oltre le discussioni sui militari in attività di controllo del territorio, intercettazioni telefoniche, leggi ad personam, c’è un argomento che sembra attrarre più d’ogni altro l’interesse generale: il calcio.
Non sembra necessario riassumere la cronaca del pallone, tutti già sanno tutto ed anche di più. Una riflessione, tuttavia, andrebbe fatta. L’Italia, con un magico scatto, ha raggiunto l’obiettivo di qualificarsi per i quarti di finale degli europei.

I commentatori televisivi sono al massimo del loro rendimento. Andrebbe detto, prima di tutto, che per motivi ignoti e per fortuna, negli studi non appaiono opinionisti Nip, Non important person, come Parietti, Crepet, Signorini, Rostagno, ecc. Il fatto risulta singolare, perché in discussioni di ‘maggior livello’, a Porta a Porta per esempio, sembrano indispensabili. I casi sono due: o Raisport è più seria di Raiuno o la politica risulta talmente incomprensibile da richiedere l’ausilio di ‘esperti, anche se in banalità’. Consultati a pagamento, si intende.

Torniamo ai radio-telecronisti. C’era un tempo, quello di Carosio, Martellini, Pizzul, Ciotti, Ameri e molti altri, in cui la Rai, in un modo o nell’altro, sapeva selezionare giornalisti in grado di raccontare una partita in modo originale, evitando di invadere le case dei telespettatori con urla e commenti più ispirati dal tifo che dalla realtà dei fatti.

La squadra Rai di oggi è: Marco Civoli (fisso sulla Nazionale), Gianni Cerqueti (il girone dell’Italia), Stefano Bizzotto (fisso sulla Germania), Carlo Nesti, Alessandro Forti e Gianni Bezzi. Più i vari conduttori e reporter. A loro si affiancano degli ex calciatori, in funzione di analisti.

Costoro, inconsapevoli della fragilità della compagine nazionale, come sempre benedetta dalla fortuna (con la Francia: l’infortunio di Ribery, l’espulsione di Abidal, un rigore e un autogol di Henry), costruiscono un’informazione del tutto fantasiosa.
Per la partita Olanda-Romania hanno inventato ‘il biscotto’. Cosa vuol dire? Per i pochissimi all’oscuro, il mistero è presto svelato. La squadra del Paese dei mulini a vento avrebbe dovuto prendere sottogamba il match perché più interessata a riposarsi che a giocare. In questo modo, per complicatissime alchimie, si sarebbe favorita la Francia e non l’Italia.

Peccato che nella mentalità e nella cultura nordica degli olandesi non sia prevista l’ipotesi di affrontare uno scontro agonistico con superficialità e sciatteria. Molti anni fa, in quel della Norvegia, da quelle parti, c’erano strani telefoni pubblici. All’interno delle cabine era esposto, in bella vista, un cartello sul quale si leggeva: “Non abilitato per telefonate internazionali”. Se si componeva un numero col prefisso di un altro Paese l’apparecchio, però, funzionava benissimo. Dopo una bella conversazione ti restituiva i soldi. Non sapeva conteggiare, poverino, le telefonate in teleselezione internazionale. Per questo ‘non era abilitato’. Nessuno, naturalmente, si sognava di utilizzarlo in modo improprio e rubare scatti. Altro che ‘biscotto’.

Il risultato è stato, infatti, di due a zero, con i rumeni sconfitti.
I sagaci colleghi, non solo televisivi, in trasferta ai campionati, invece di scoprire l’innegabile fatto in base al quale la nazionale azzurra ha vinto sui galletti francesi con due tiri da fermo, quindi non in azioni, insomma con un rigore e una punizione deviata, sostengono (la Repubblica): “L’Italia si ritrova come gioco e come gruppo e trascina a Vienna il suo blasone mondiale”.

Tra faziosità tv e tifo a stampa i fatti vengono deformati, la fortuna diventa classe, la scarsa qualità del gioco un fatto dimenticato.
Lo stesso drammatico meccanismo utilizzato nelle cronache sull’immigrazione, sulla politica interna, su quella internazionale. Un Paese, il nostro, nel quale si fa sempre più strada un pericoloso sciovinismo, non in grado di mostrare i limiti ed i ritardi di sviluppo nei quali è caduta la penisola.

La realtà non è più importante per i cronisti, intenti nel seguire i propri desideri invece di fornire una informazione obiettiva e corretta.
Buona fortuna alla nazionale, anche se non ha bisogno di auguri. È già dotata.

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