Bufale, governi, giornalisti
La situazione della stampa italiana si fa ogni giorno più seria. In realtà è il Paese ad essere in uno dei momenti più difficili della sua storia repubblicana. In un frullato d’interessi di parte ed omissioni sembra scomparire la consapevolezza di una crisi senza precedenti. In un lungo editoriale su ‘La Repubblica’, il fondatore del prestigioso quotidiano, esprime alcune considerazioni sulla manovra economica annunciata dal ministro Tremonti.
Nel suo articolo Scalfari, scrive:
“Ma bisogna riconoscere che c’è del genio nel sedurre i “media” con gli specchietti e le collane di vetro come fecero i “conquistadores” sbarcati cinque secoli fa in Messico e in Florida. La carta di povertà è geniale, la Robin tax è geniale: conquistano per giorni le prime pagine dei giornali e i video di tutte le televisioni, si aprono dibattiti sulla personalità di Robin Hood, sulla foresta di Sherwood, un governo guidato dal più ricco degli italiani tasserà i ricchi per dare ai poveri, che cosa si vuole di più? Non è questo il miracolo? Non serve a moltiplicare il consenso e a prolungare il più possibile la luna di miele? Poi si scoprirà che si è trattato di patacche. Qualcuno l’ha già dimostrato ma non buca il video e neppure le prime pagine”.
Risulta singolare che un ex direttore di giornale si meravigli. Il consenso o il dissenso verso qualcosa o qualcuno partono dalla conoscenza dei fatti, dalla trasmissione esatta delle informazioni, dalla capacità di sintetizzare gli elementi e le opinioni per poi trasmetterle ai cittadini. Questo, in un sistema nel quale il giornalismo è libero e professionale, pare essere la normalità. Fuori dal nostro Paese esistono testate schierate, c’è anche la tendenza a denigrare l’avversario, l’abitudine a mistificare, ma i lettori o i telespettatori lo sanno e, così, il gioco è chiaro. Nessuno, in Francia, per fare un esempio, ignora la collocazione di ‘Le Figarò’, di ‘Le Monde’, di ‘Liberation’. Tuttavia, anche in un sistema imperfetto, sarà raro che ‘Le Monde’, per citarne uno, strumentalizzi e deformi un avvenimento. Anche i francesi, per restare in argomento, si sono lasciati sedurre da un ‘Grande Comunicatore’, ma il gioco del ‘sotto il vestito nulla’ è durato lo spazio di qualche settimana. Superato il limite tra il lecito e l’eccessivo, il ‘Bonaparte’ d’oltralpe ha dovuto rapidamente ridimensionare i suoi slanci mediatici e rispettare costumi più consoni per un presidente della République française. L’intero mondo dei ‘media’ contava gli spiccioli che aveva nelle tasche.
Scalfari, invece, si stupisce constatando che in Italia i “media”, tv e giornali, si lascino “sedurre da specchietti e collane di vetro”. Quasi lui fosse un osservatore estraneo e nella sua vita professionale di grande giornalista non avesse incontrato, uno a caso, De Mita. Per fare un nome della prima repubblica.
In queste ultime settimane si osserva come l’intero flusso di informazioni che arriva ai cittadini sia sbilanciato. Dalla proposta di rendere reato l’immigrazione clandestina, alle leggi blocca processi, alle manovre finanziarie, alle ricadute dell’abolizione dell’Ici, all’entità ‘buco finanziario’ del comune di Roma. Persino sulla Nazionale di calcio impegnata ai Campionati europei si costruiscono favole.
La descrizione stessa dello stato del Paese è deformata. Basti pensare che, secondo uno studio di UniCredit Consumer Financing, il mercato delle vacanze sta vedendo un aumento sensibile dei viaggi pagati a rate, per un investimento complessivo, da gennaio 2007 a marzo 2008, di quasi 300milioni di euro. Ora, se il periodo preso in considerazione è precedente all’acuirsi della crisi economica, quando un barile di petrolio costava intorno ai 70 dollari, contro i 140 di adesso, c’è da domandarsi: quale sarà in questo momento la salute delle finanze dei cittadini italiani? Le rate sono il segnale indiscutibile della mancanza di risorse.
I lettori lo sanno bene. Lo vedono anche scritto sui giornali, ma con toni ben lontani dalla drammaticità del reale. Sentono parlare, poi, della Robin tax , trasformata in un meccanismo che ‘toglie ai ricchi per dare ai poveri’, sono sommersi dai ‘comunicati stampa’ del Palazzo e sperano di poter contenere i problemi quotidiani. Peccato che, come sostiene Scalfari, si tratti di ‘bufale’. Ma queste ‘bufale’ chi le produce e chi le vende?
L’ex direttore de ‘La Repubblica’ indica nel governo e nei ‘media’ i responsabili. Non è compito di un giornale valutare le scelte politiche dell’esecutivo. È compito dei giornalisti raccontarle. Le deduzioni, se la cronaca sarà fedele, le faranno i lettori. In questi giorni, davvero, di cose sulle quali riflettere ce ne sono tante.
Per concludere con Scalfari: “Un presidente emerito della Repubblica di cui ho l’onore di essere buon amico mi ha confidato l’altro giorno tutta la sua amarezza nel constatare che gli italiani sono abbacinati dal decisionismo purché sia. Non tentano nemmeno di esaminarne i contenuti, sono felici di delegare ogni responsabilità ad un’autorità e se quella mostra i muscoli e strappa alcune regole fondamentali che presidiano lo stato di diritto e la democrazia, chi se ne infischia. Purché si decida”.
Esaminarne i contenuti. Dove?


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